| L’ALBERO
DI DAVIDE
Nella
pineta di Tagliata regnava una gran pace, tutti gli
alberi erano amici, ma tutti diversi.
Uno era di mezza età: aveva una gran chioma verde scuro, aveva il tronco
di colore marrone scuro ed era rugoso e vuoto dentro, e lì si rifugiavano
molti animali e piante. Aveva una bocca sorridente e gli occhi vispi. Era
spiritoso e faceva scherzi insopportabili; era impaziente e aspettava
tutte le stagioni con grande entusiasmo; era molto buono, e lasciava
che gli animali si posassero su di lui. Un altro, era magro e basso con un
po’ di foglie, un tronco un po’ sottile che col vento si muoveva,
però le foglie non volavano via. Il tronco era molto ruvido ed era un
albero a cui piaceva tirare gli aghi agli altri alberi. Un altro albero
aveva il tronco poco ruvido con un po’ di buchi e possedeva dei lunghi
rami pieni di aghi e una bella chioma verde, ogni tanto tirava
le pigne a chi non lo lasciava stare; era ansioso che arrivasse l’inverno,
ma gli dispiaceva perdere i rami e non gli piaceva avere degli animali sul
tronco. Tutti gli alberi erano amici, ma nessuno era uguale all’altro.
Un altro era più robusto e col tronco rugoso, la chioma ampia; era
ospitato da più animali e insetti che gli facevano il solletico. Lui era
molto paziente. L'albero di Davide era bello, giovane, alto. Poi era
vicino a me, lui era grande, io medio. In estate mi faceva ombra, in
inverno mi proteggeva dal freddo.
Un
giorno di primavera, durante un forte temporale, un fulmine colpì l’albero
di Davide e gli ruppe gran parte del tronco. I suoi amici capirono subito
che era una cosa molto grave. Provarono a soccorrerlo: con le loro radici
provarono a dargli sali minerali e linfa, poi lo incoraggiarono con il
fruscio delle loro foglie, poi lo protessero piegando i loro rami. Presto
si accorsero che tutto questo non era sufficiente e chiesero aiuto alle
guardie forestali. Lo portarono in un parco
naturale specializzato per alberi feriti.
Sono
tanti mesi che Davide è là e nella nostra pineta è rimasto uno spazio
vuoto, noi alberi ci sentiamo tristi, "abbandonati" e un po’
soli.
CARA
BEFANA, potresti riempire questo spazio vuoto?
Ci
faresti un grosso regalo se ci riportassi il nostro amico......
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